Eventi 


Women Go Digital: servizi digitali e qualità della vita in Italia e in Europa 

 

Bozza progetto di ricerca – 9/11/2017

Women Go Digital. Nuove tecnologie e generazioni di donne a confronto.

Come le tecnologie dell’informazione stanno cambiando le identità femminili, i rapporti tra donne e le relazioni di genere.

 

BACKGROUND

Fino a qualche anno fa, si poteva ancora pensare che le nuove tecnologie dell’informazione (ICT) fossero un argomento di interesse degli specialisti, almeno fino a quando hanno fatto irruzione nella nostra vita i social network, cioè le cosiddette reti sociali. 

Strumenti di comunicazione e di messa in connessione come Facebook, Twitter ma anche Youtube e Instagram stanno interessando in misura sempre crescente centinaia di milioni, se non miliardi di donne e uomini in tutto il pianeta. Gli effetti di questi processi di interconnessione non sono del tutto conosciuti e prevedibili nei loro effetti: l’uso dei social network influenza tutte le dimensioni del vivere quotidiano (individuale o collettivo: dalla cura del corpo alla cura degli altri; dal lavoro al tempo libero, dalla partecipazione politica al consumo, dalla salute alla vita familiare ed affettiva). Ad esempio, molti studi condotti negli ultimi due anni (per es.: Allcott e Gentzkow, 2017; Persily, 2017) hanno cercato di capire quali siano stati gli effetti dell’informazione e della disinformazione (nella forma di notizie false o fake news) nel più rilevante processo democratico occidentale, cioè l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America. Senza dimenticare che le grandi organizzazioni internazionali del terrore usano i social per propagandare le proprie gesta e reclutare nuovi adepti. Nel dibattito (non solo scientifico) italiano, i social network sono spesso al centro di dispute sul loro uso improprio, sul fatto che spesso siano veicolo di pregiudizi se non di veri e propri atti di discriminazione (cyberbullismo, violenze online).

Le ICT possono al contempo offrire occasioni di arricchimento. Infatti, non manca chi sottolinea la straordinarietà dell’epoca attuale facendo addirittura parlare di un passaggio epocale (l’industria 4.0 e la cosiddetta quarta rivoluzione scientifica, secondo alcuni; Floridi, 2017) incentrato sulla possibilità di accedere a una quantità prima inimmaginabile di informazione, ma anche di produrla, riprodurla, condividerla… Un primo esempio riguarda le relazioni affettive: la comunicazione online ha notevolmente incrementato la possibilità di cercare a trovare partner. Un altro caso è quello 

 

della geolocalizzazione (GPS), che sta trasformando il modo di muoversi e di guidare l’automobile, il principale strumento di movimento della società industrializzata, con risvolti social, anche in questo caso, che permettono di “saltare le code” grazie ai consigli degli stessi utenti. Si pensi altresì ai cosiddetti big data: un insieme di informazioni di tali dimensioni che risulta difficile anche il solo processamento da parte dei database tradizionali. Il futuro sembra essere quello di grandi masse di dati che verranno analizzate contemporaneamente per costruire modelli, previsioni e pianificare servizi molto complessi.

Da quanto sopra esposto, risulta evidente come le tecnologie digitali acquistino una natura sempre più connettiva che indirizzano e condizionano i processi sociali (Cipolla 2015).

Se le tendenze appena delineate sono state ampiamente discusse dalla letteratura (scientifica e non), tale azione interpretativa è spesso caratterizzata da una scarsa attenzione alle dimensioni di genere e di generazione: la maggioranza degli studi condotti sembra presupporre l’esistenza di un “utente medio”, scarsamente dinamico, più o meno attivo sul web, più o meno capace di mettersi in relazione con altri individui.

Pochi studi hanno cercato di capire se esista un uso differente della Rete e delle sue molteplici opportunità fra donne e uomini (per esempio, Trauth, 2006; Wilson and Diraso Gapsiso, 2016) o fra diverse generazioni: viene generalmente dato per scontato che le nuove generazioni (i/le Millennials, per esempio) siano di per sé più attivi e competenti, in quanto “nativi digitali”, dimenticando che anche i meno giovani vivono la rete e intessono relazioni sociali ricche e interessanti. Fenomeni come le social street (uso dei social network per creare e sviluppare relazioni comunitarie e di buon vicinato nelle vie e nei quartieri delle città), inoltre, dimostrano che esiste un contesto di partecipazione pubblica, in cui le generazioni sono ampiamente capaci di collaborare e scambiarsi saperi e forme di solidarietà.

È quindi importante cercare di comprendere quali siano gli usi che le donne stanno facendo in questi anni delle tecnologie connettive. Per esempio, che cosa può significare, per diverse generazioni di donne, l’uso dei wearable device, le tecnologie che “si indossano”? Parliamo di smartwatch, fitness tracker e altri oggetti indossabili che controllano la nostra attività fisica; braccialetti antipanico con sensori che permettono di allertare le Forze dell’ordine; scarpe per bambini con GPS integrato, ecc. ecc. E quale relazione con il proprio corpo può instaurarsi quando l’ausilio di strumenti tecnologici “incorporati” diventa pervasivo? Fino a pochi anni fa, l’esperienza con le tecnologie dell’informazione veniva pensata come distante dal nostro corpo (la famosa 

 

“realtà virtuale” cioè “non reale”), ma nel momento in cui le persone iniziano a indossare quotidianamente dispositivi per misurare i propri parametri vitali, che poi vengono registrati su piattaforme cloud e condivisi sui social network con la propria cerchia di conoscenti, è evidente che l’esperienza da virtuale diventa incorporata (Hine, 2015; Seibt and Nørskov, 2012). Non manca, infatti, chi si interroga sul tema del miglioramento umano (human enhancement) e della filosofia della performance (Maturo, 2012).

Non dimentichiamo la cosiddetta Internet of things, l’Internet delle cose, che trasforma oggetti della vita quotidiana (orologi, termostati, videocamere…) in informazione attraverso un indirizzo IP che ne consente l’interazione con la Rete. Ciò arricchisce la dimensione materiale con una nuova immaterialità che certamente avrà risvolti interessanti nel futuro, per esempio in ambiti quali la sanità, la sicurezza, la mobilità, i pagamenti digitali, domotica e robotica, la zootecnia, ecc.

L’influenza capillare delle tecnologie sulla vita privata e pubblica di ognuno di noi non si ferma qui: se le famiglie, le coppie, i gruppi comunicano quotidianamente via chat (come WhatsApp, per esempio) la vita lavorativa è sempre più dipendente da reti professionali dedicate alla presentazione del proprio curriculum e delle proprie competenze (come Linkedin). L’esplosione tecnologica ha inoltre accelerato il confronto tra culture, soggetti e identità differenti e sostenuto l’emergere di nuove forme di narrazione del sé, influenzando le modalità di impegno civile e politico tese a costruire una società inclusiva e le pratiche di rivendicazione dei diritti di cittadinanza.

Diventa pertanto importante conoscere gli utilizzi prevalenti, o quelli più esclusivi, delle tecnologie della comunicazione, ma anche le difficoltà incontrate dalle diverse generazioni nel rapportarsi ad esse. In questo quadro, ci pare cruciale riservare particolare attenzione al mondo femminile. Da un lato, il gender digital divide si sta sempre più restringendo all’interno delle generazioni più giovani. Dall’altro lato, invece, diverse generazioni di donne, socializzate prima della rivoluzione delle ICT, restano al margine di tali crescenti opportunità comunicative e tecnologiche: queste donne, infatti, sono cresciute usando la televisione come strumento di informazione, insieme alla carta stampata.

Partendo da queste premesse, il presente progetto di ricerca vuole sondare il complesso rapporto (in costante trasformazione) tra donne e ICT usando un’ottica di generazione. Quali generazioni di donne usano maggiormente le ICT e i social network? Quali peculiarità generazionali caratterizzano l’uso delle ICT? Quale tipo di servizi ed informazioni cercano le donne che usano la Rete? Quali ritengono più affidabili e come si è costruita questa reputazione? Come la presenza 

 

della Rete ha influenzato le pratiche quotidiane della cura e della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro? E come si stanno trasformando le relazioni di genere e tra genealogie femminili? La sicurezza delle donne è aumentata oppure diminuita a seguito della rivoluzione digitale? Come le donne stanno vivendo il tema dell’hate speech, incitamento all’odio che domina alcuni social media e che vede spesso le donne nel ruolo di vittime predestinate degli hater

 

OBIETTIVI E DISEGNO DELLA RICERCA 

Lo studio si propone di analizzare le criticità e le potenzialità legate alla diffusione delle nuove tecnologie con uno sguardo orientato dalla prospettiva femminile in ottica comparata tra le generazioni (indicativamente, saranno prese a confronto tre classi di età, comparando coloro che sono nate negli anni Cinquanta, Settanta e Novanta; la scelta sarà effettuata insieme al committente).

Dal punto di vista metodologico, la ricerca si avvale di un approccio mixed, ovvero fondato su metodologie sia di tipo quantitativo (questionario) sia qualitativo (Focus group, racconti di vita ed etnografia, che saranno di seguito meglio illustrati).

Il percorso di ricerca prevede un core centrale di analisi, al quale affiancare eventuali approfondimenti specifici tematici. 

Si prevedono le seguenti fasi.

 

1° fase: Analisi della letteratura scientifica e ricostruzione dello scenario di riferimento 

Questa prima fase consiste nella ricognizione degli studi sul tema oggetto di investigazione al fine di contestualizzare, attraverso l’individuazione di modelli teorici specifici, l’analisi secondaria di dati derivanti da indagini precedenti e, al contempo, esplorare issues emergenti.

 

2° fase:  Focus group esplorativi 

Si prevede di realizzare tre focus group ─ uno per ciascuna generazione presa in esame ─ orientati a esplorare questioni emergenti legate all’uso di tecnologie da parte delle donne. Il focus è una tecnica di rilevazione per la ricerca sociale basata sulla discussione tra un piccolo gruppo di persone, invitate da uno o più moderatori a parlare tra loro, in profondità, dell’argomento oggetto di 

 

indagine (Corrao, 2000). La sua peculiarità consiste nella possibilità di ricreare una situazione simile al processo ordinario di formazione delle opinioni, permettendo ai partecipanti di esprimersi attraverso una forma consueta di comunicazione, la discussione tra “pari”.

Questa fase è orientata all’individuazione di elementi utili per le fasi di ricerca successive, soprattutto al fine della costruzione degli strumenti di rilevazione (web survey, griglia di intervista per “storie di vita”).

I focus group saranno organizzati con il supporto delle Associazioni aderenti alla Consulta Femminile Interassociativa di Milano. 

 

3° fase: Rilevazione dati tramite web survey 

Questa fase rappresenta il core del progetto, volto a esplorare le pratiche di utilizzo delle ICT presso la popolazione femminile indagata, con ottica comparata tra le generazioni. Particolare attenzione sarà indirizzata a esplorare la frequenza d’uso, gli strumenti digitali utilizzati (tools, piattaforme, applicazioni…), le motivazioni d’uso (finalità legate alla comunicazione, informazione, partecipazione, socievolezza…). Si ritiene altresì rilevante indagare gli aspetti legati ai rischi della digitalizzazione (es. cyberbullismo rivolto alle donne), ma anche alle connesse potenzialità (es. maggiore partecipazione, riduzione del gender gap, incremento opportunità lavorative…).

Dal punto di vista metodologico, si prevede l’utilizzo di una web survey, cioè la distribuzione di un questionario strutturato online attraverso i canali offerti da Internet. Il campione (a scelta ragionata, determinato dal gruppo di ricerca sulla base di alcune specifiche caratteristiche di interesse per l’indagine in oggetto) verrà definito partendo dalle iscritte alle Associazioni coinvolte facenti parte della Consulta Interassociativa Femminile di Milano e sarà pertanto per lo più formato da donne che vivono a Milano e provincia). Il questionario potrebbe essere diffuso attraverso le mailing list delle Associate, con modalità volte a garantire l’anonimato delle risposte. Al fine di ridurre possibili distorsioni, il campione potrebbe prevedere una quota integrativa di rispondenti non iscritte alle Associazioni ed eventualmente un’integrazione di compilazioni in modalità offline (questionari cartacei).  Il campione effettivo sarà composto da almeno 1.500 donne della Consulta. Per il raggiungimento di questo obbiettivo sarà fondamentale il diretto coinvolgimento delle Associazioni.  

 
4 fase° - Etnografia digitale di online communities 

Questa parte dello studio mira ad esplorare alcune specifiche comunità online (es. forum online, gruppi Facebook), i cui membri sono costituiti da donne, al fine di analizzare le conversazioni, le pratiche, i linguaggi, gli orientamenti. Le communities saranno individuate sulla base di specifiche ipotesi di ricerca individuate sulla base degli esiti dei focus group (fase 2) e della web survey (fase 3).

In questo caso, la tecnica utilizzata sarà quella dell’etnografia digitale. L’approccio consiste in una metodologia d’indagine di carattere qualitativo e interpretativo che utilizza le tecniche di ricerca etnografica (immersive e non intrusive) per immergersi empaticamente nelle conversazioni online adattandole al mondo della rete per studiare il contesto sociale soggiacente alle community online (Hine 2015; Rheingold 1994).

 

5° fase: Approfondimenti tematici specifici 

Questa fase prevede di sviluppare eventuali approfondimenti tematici in forma modulare su questioni che sono emerse nella fase 3 (web survey). 

Tra i possibili temi da esplorare: l’impatto del digitale sulla conciliazione tempi di vita e di lavoro, sulla sicurezza delle donne, sull’affettività, sulla vita di coppia, sulla partecipazione femminile e sulla definizione delle reti sociali, sui consumi, sulle attività di cura (di sé e degli altri).

Un ulteriore approfondimento tematico potrebbe essere orientato a cogliere il confronto, su una o più tematiche, con la popolazione di genere maschile.

Dal punto di vista metodologico, questa fase sarà condotta attraverso metodologie qualitative e, nello specifico, attraverso la raccolta di racconti di vita legati al tema indagato (es. racconti di violenza sulle donne attraverso il web, esperienze di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro attraverso strumenti digitali, etc.). I racconti di vita rappresentato strumenti d’indagine basati sulla tecnica dell’intervista biografica, il cui obiettivo è quello di indagare, attraverso domande costruite ad hoc, esperienze e vissuto della persona intervistata su un topic specifico.  Si prevede di raccogliere da 3 a 5 racconti di vita per tema specifico indagato.

 

6° fase: Workshop 

Questa fase potrebbe vedere coinvolte direttamente le Associazioni della Consulta impegnate – con il supporto delle Università partner di seguito indicate – nella realizzazione di workshop tematici progettati sulla base dei risultati raggiunti nelle fasi di ricerca precedenti. Obiettivo dei workshop sarà quello di costruire e presentare, al fine di arricchire la raccolta dei dati, documenti e materiali digitali e di natura audio-visiva (ad esempio fotografie) prodotti dalle socie delle Associazioni coinvolte e finalizzati alla sensibilizzazione sui temi oggetto della ricerca.

Un workshop potrebbe essere dedicato ad una discussione di buone pratiche educative, nazionali e non, che cercano di colmare il gender digital gap e di sostenere gli scambi e la solidarietà tra generazioni di donne attraverso l’uso delle ICT[i].

 

7° fase: Dissemination

La diffusione dei risultati emersi dal progetto di ricerca sarà resa possibile attraverso la realizzazione di un report di ricerca e dall’organizzazione di seminari di restituzione destinati alle Associazioni della Consulta e di un Convegno aperto, da realizzarsi presso le Università coinvolte (di seguito indicate), che veda coinvolti diversi stakeholder: enti pubblici, imprese, organizzazioni di Terzo settore e altre forme associative. Tali iniziative saranno indirizzate ai seguenti obiettivi: presentare modelli teorici di riferimento emersi lungo il percorso, discutere i risultati della ricerca, prendere visione dei materiali prodotti durante i workshop, individuare buone pratiche per le politiche future. Nel complesso, gli esiti della ricerca saranno orientati a definire percorsi educativi, anche di taglio ‘creativo’, sulla relazione tra donne (di varie generazioni) e ICT. 

 

TEMPI 

12 mesi dall’inizio del lavoro sul campo alla consegna del rapporto finale.

 

ÉQUIPE DI RICERCA 

La ricerca sarà realizzata attraverso una partnership tra tre Università: Università di Milano-Bicocca, Università Cattolica di Milano, Università di Bologna (il gruppo di lavoro potrà essere allargato in base alle esigenze che emergeranno quando il progetto sarà meglio definito).

 

Costantino Cipolla (Supervisor), Università di Bologna

Elisabetta Ruspini (Coordinamento metodologico), Università di Milano-Bicocca

Linda Lombi (responsabile parte quantitativa), Università Cattolica di Milano 

Michele Marzulli (responsabile parte qualitativa), Università Cattolica di Milano

Carmela Anna Esposito (ricercatrice), Università di Bologna


 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 

Allcott H., Gentzkow M. (2017), Social Media and Fake News in the 2016 Election, Journal of Economic Perspectives, 31, 2, pp. 211–236.

Bichi R. (2002), L’intervista biografica. Una proposta metodologica, Vita & Pensiero, Milano.

Cipolla C. (2015), Dalla relazione alla connessione nella web society, FrancoAngeli, Milano.

Corrao S. (2000), Il Focus Group, FrancoAngeli, Milano.

Floridi L. (2017), La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Hine C. (2015), Ethnography for the Internet: Embedded, Embodied and Everyday, Bloomsbury Academic.

Lombi L. (2015), Le web survey, FrancoAngeli, Milano.

Maturo A. (2012), La società bionica. Saremo sempre più belli, felici e artificiali?, FrancoAngeli, Milano.

Persily N. (2017), Can Democracy Survive the internet?, Journal of Democracy, 28, 2, pp. 65-76.

Rheingold H. (1994), Comunità virtuali. Parlare, incontrarsi, vivere nel ciberspazio, Spearling & Kupfer Editori.

Seibt J., Nørskov M. (2012), Embodying the Internet: Towards the Moral Self via Communication Robots?, Philosophy & Technology, 25, 3, p. 285.

Trauth E.M. (2006) (a cura di), Encyclopedia of Gender and Information Technology, IGI Publishing Hershey, PA, USA.

Wilson J. and Diraso Gapsiso N. (2016), Overcoming Gender Inequalities through Technology Integration, IGI Global, USA.

 

 

 

 

 

 

 


              

FIN DA BAMBINA NELLE CULTURE DEL MONDO

IN CAMMINO VERSO IL 2030
PER UN MONDO PIÙ ATTENTO ALLA VITA DELLE BAMBINE
2018: sono passati 23 anni dalla dichiarazione di Pechino che individuava 12 aree di crisi dove intervenire per migliorare la vita delle donne. 193 stati membri delle Nazioni Unite hanno fissato la dead line per raggiungere gli obbiettivi di sviluppo del millennio nel 2015. Siamo però nel 2018 e il cammino è ancora lungo. Ma i numeri non dicono tutto; sfugge loro la dimensione del singolo. E la dimensione della vita del singolo è quella che fa la differenza. Ogni bambina del mondo ha la sua storia e sta a noi donne, che di strada ne abbiamo fatta e ne facciamo tanta, far sì che la sua storia non sia macchiata da drammi, da ingiustizie, da sofferenze gratuite. Ogni bambina del mondo ha diritti e doveri, nel rispetto delle tradizioni e della cultura del suo popolo, ma anche nel rispetto del suo benessere psicofisico. Perché non sia solo uno slogan è necessario approfondire le problematiche che la riguardano per renderci conto di quanto impegno dobbiamo ancora investire affinchè il sorriso di ogni bimba sia quello fresco, ingenuo, libero e solare che merita. Ecco perché siamo qui a confrontarci, a fare rete, a cercare insieme soluzioni concrete. Cosa resta ancora da fare? Le Associazioni nella Consulta Femminile Interassociativa di Milano aiutano a sviluppare una filosofia di vita al femminile allineata ai tempi odierni. Una filosofia in grado di rompere gli schemi che hanno generato gli stereotipi di genere e che sappia creare una coscienza femminile collettiva a livello mondiale dove il minimo comune denominatore sia la consapevolezza della parità, anzi della complementarietà. Solo attraverso questo percorso si possono gestire situazioni complesse che richiedono immensi e comuni sforzi per conquistare graduali miglioramenti fino alla soluzione sperata.
Le Associazioni femminili che dialogano insieme e trasformano i progetti in azioni sul territorio sono una forza inarrestabile di progresso e di sviluppo.

POMERIGGIO SULLE NOTE DELLA SONATA A KREUTZER

ADGI Sezione Milano è lieta di invitarVi a trascorrere un

POMERIGGIO SULLE NOTE DELLA SONATA A KREUTZER

Celebrando la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Milano 27 novembre 2018  14.30-18.30

Sala delle Conferenze Istituto Madre Cabrini Milano, Corso di Porta Romana 105  

Saluti Istituzionali
Avv. Laura Cossar Tesoriera dell’Ordine degli Avvocati di Milano
Avv. Elisabetta Silva, Presidente ADGI Milano
Sulle note dei maestri Alessandro Nardin e Igor Della Corte intervengono
Dr.ssa Valentina Ferri, giornalista e scrittrice
La scrittura come slancio, fuga e grido che libera e rivela.
Dr.ssa Laura Caradonna, Presidente della Consulta Inter Associativa Femminile di Milano
La coscienza collettiva motore della rivoluzione contro la violenza sulle donne.
Avv.Giada S.Andriolo, socia ADGI Milano
Da Tolstoj alla Convenzione di Istanbul
Adv. Marya Gancheva, Ordine degli Avvocati di Sofia, socia ADGI Milano
Violenza sulle donne e problemi di ratifica e applicazione della Convenzione di Istanbul in Bulgaria
Dr.ssa Giulia Remorino Ibry, psicologa e consulente del Tribunale di Milano
La negazione dell’“altro” attraverso il messaggio dell’arte. Una psicologa guarda il quadro di Frida Khalo – Qualche piccolo colpo di pugnale
don Luca Violoni, Presidente Fondazione Ambrosiana cultura cattolica, Prevosto di S.Giuliano Milanese
Violenza sulle donne: naufragio dell’Etica e sfida educativa.
Modera Avv. Daniela Capello, Consigliere ADGI Milano
Nel corso dell’evento verranno raccolti  fondi  a  favore di un ente antiviolenza
Comitato organizzativo  Avv.Daniela Capello, Avv.Paola Furini, Avv.Giada S.Andriolo, Avv.Arianna D.Bozzi


FIN DA BAMBINA ALLO SPECCHIO

MARTEDÌ 15 MAGGIO 2018 – ORE 13.30
  UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL’INSUBRIA
Aula Magna  –  Chiostro Sant’Abbondio     
 
Via Sant’Abbondio 12  –  Como

Workshop multidisciplinare a cura di Roberta Pezzetti, Direttore Centro SMARTER dell’Università degli Studi dell’Insubria e di Laura Caradonna, Presidente della Consulta Femminile Interassociativa Milano


Palazzo della Regione – Sala Pirelli
Via Fabio Filzi, 22 – Milano
 
Ore 12:00  
 
Era il 2016 quando nacque «Fin da Bambina», in occasione della giornata della bambina la ConsultaInterassociativa Femminile di Milano in collaborazione con l’Assessorato Regione Lombardia al Reddito di Autonomia e Inclusione Sociale, ha affrontato le problematiche più scottanti che riguardano l’educazione,la crescita e il rispetto dei diritti fondamentali della bambina.
 
Sabato 13 maggio 2017
Ore 15:00 – 19:30
Complesso Monumentale
Ex Ospedale San Rocco
Chiesa degli artisti e delCristo Flagellato
 
Piazza San Giovanni, Matera 
 
Tra Milano già Città Expo e Matera, Futura Capitale della cultura d’Europa esiste un filo conduttore al femminile che continua in modo concreto e costruttivo. Nel 2017 la Consulta Interassociativa Femminile di Milano in collaborazione con l’Associazione Armida e la straordinaria collaborazione di Antonella Pagano, ha affrontato le problematiche più scottanti che riguardano l’educazione, la crescita e il rispetto dei diritti Fondamentali della bambina di oggi, che sarà la donna, la madre e la compagna di domani.
 
In cammino verso il 2030 per un mondo più attento alla vita delle bambine e delle ragazze 
2017: sono passati 32 anni dalla dichiarazione di Pechino che individuava 12 aree di crisi dove intervenire per migliorare la vita delle donne.
193 stati membri delle Nazioni unite hanno fissato la dead line per raggiungere gli obbiettivi di sviluppo del millennio nel 2015.
In particolare le Nazioni unite hanno ribadito che realizzare l’uguaglianza di genere per donne e ragazze offrirà un contributo fondamentale al raggiungimento degli obbiettivi stabiliti.
Da allora:
È cresciuto il numero di bambine che frequentano la scuola primaria.
Nel 2000 erano 92 bambine su 100 maschi.
Nel 2012 il rapporto sale a 97 per 100 maschi.
Oggi sono ancora 31 milioni le bambine che non frequentano la scuola primaria.
In Africa ed in Medio Oriente su 59 paesi che praticavano le mutilazioni genitali nel 2000 ad oggi 25 stati hanno proibito questa pratica, ad esempio: Nigeria, Senegal, Egitto e Sierra Leone.
Il tasso di natalità tra le adolescenti: è sceso da 59 al 51 per mille ragazze dal 2000 al 2015.
 
Tra il 2008 e il 2012 il numero di bambine costrette a lavorare è diminuito del 40% (da 113 milioni a 68 milioni). 
 
Questi sono alcuni numeri. Ma i numeri non dicono tutto.
Sfugge loro la dimensione del singolo.
E la dimensione della vita del singolo è quella che fa la differenza.
 
Ogni bambina del mondo ha la sua storia e sta a noi donne, che di strada ne abbiamo fatta e ne facciamo tanta, far sì che la sua storia non sia macchiata da drammi, da ingiustizie, da sofferenze gratuite.
 
Ogni bambina del mondo ha diritto ai suoi diritti e anche ai suoi doveri, nel rispetto delle tradizioni e della cultura del suo popolo, ma anche nel rispetto del suo benessere psicofisico.
Certo detto così è ovvio. Mentre di fatto non lo è.
 
Solo se approfondiamo le problematiche che la riguardano ci rendiamo conto di quanto impegno dobbiamo ancora mettere perché il sorriso di ogni bimba sia quello fresco, ingenuo, libero e solare che merita. Ecco perché siamo qui a confrontarci, a fare rete, cercare insieme soluzioni concrete. 
 
C’è un proverbio che dice: «Se educhi un bambino avrai un uomo educato se educhi una bambina avrai un popolo educato»
Cosa resta ancora da fare?
Le Associazioni nella Consulta FemminileInterassociativa di Milano aiutano a sviluppare una filosofia di vita al femminile allineata ai tempi odierni.
Una filosofia in grado di rompere gli schemi che hanno generato gli stereotipi di genere e che sappia creare una coscienza femminile collettiva a livello mondiale dove il minimo comune denominatore sia la consapevolezza della parità, anzi della complementarietà. Solo attraverso questo percorso si possono gestire situazioni complesse che richiedono immensi e comuni sforzi per conquistare graduali miglioramenti fino alla soluzione sperata.
Le Associazioni femminili che dialogano insieme e trasformano i progetti in azioni sul territorio sono una forza inarrestabile di progresso e di sviluppo.
Proteggere, rispettare e educare FIN DA BAMBINA la donna di domani è il nostro impegno oggi.
 
Per questo siamo tutte qui. 

WOMEN GO DIGITAL 

Voci di donne attraverso la rete 


WOMEN GO DIGITAL 

Già dal 1963  a Milano è nata la Consulta Femminile Interassociativa di Milano grazie alla volontà e all’intuizione di alcune Associazioni Femminili molto diverse tra loro ma accomunate dal desiderio di far valere la loro voce. Negli anni sono sempre state voci di donne unite e consapevoli del loro  ruolo per promuovere iniziative importanti nel lungo cammino dell’emancipazione femminile: 18 associazioni che fanno squadra e si sostengono l’un l’altra!
Da allora ne hanno fatta di strada, passando il testimone da una generazione all’altra. Ora la loro voce attraversa anche la rete e viaggia veloce da un’associazione all’altra, da una città all’altra. Giovani donne, mamme, nonne, vicine e lontane, oramai in tante si ritrovano con uno smartphone in mano, un tablet o sedute davanti a un pc…per dialogare con amiche sui gruppi whatsapp, per informarsi su google, per lavorare più celermente, per trovare soluzioni agili ai problemi quotidiani o comprare comparando prezzi e prodotti anche di mercati distanti. Infiniti modi di comunicare, lavorare e divertirsi tra luci e ombre di una rete invisibile.
La nuova rivoluzione tecnologica è in atto e nessuno la fermerà, toccherà anche alle donne saper creare ponti e sinergie sicure per sé e per la società sempre più allargata e sempre più votata all’immagine tramite selfie e social network. “Pochi studi hanno cercato di capire se esiste un uso differente della Rete fra donne e uomini o fra diverse generazioni: viene quasi sempre dato per scontato che le  nuove generazioni siano di per sé più attive e competenti. Per questo è nato il progetto “WomenGoDigital. Voci di donne attraverso la rete” dice Laura Caradonna, attuale Presidente della Consulta Femminile Interass. Milano
Un progetto di ricerca unico nel suo genere realizzato dalle associazioni che fanno parte della Consulta e da un gruppo di ricerca qualificato, composto dal Prof. Costantino Cipolla, sociologo dell’Università di Bologna, dalla Prof.ssa Elisabetta Ruspini, Università Bicocca, dalla Prof.ssa Linda Lombi, dell’Università Cattolica di Milano, dal Prof. Michele Marzulli dell’Università Cattolica di Milano. Il progetto verrà presentato alla prima edizione della Digital Week in un evento che si terrà a Milano venerdì 16 marzo 2018 presso la prestigiosa Sala Alessi di Palazzo Marino dalle ore 9.30 alle ore 13.00, sotto l’egida dell’Assessore  alla trasformazione digitale e servizi civici del Comune di Milano, Roberta Cocco. Per siglare il passaggio dall’era tradizionale della carta stampata, quando si comunicava tramite cartoline e lettere d’amore scritte in bella calligrafia, all’era del digitale, le Poste Italiane parteciperanno all’evento con un annullo speciale e cartolina dedicata alle donne della Consulta femminile Interass. di Milano.


FIN DA BAMBINA - MATERA 

Tra Milano già Città Expo e Matera, Futura Capitale della cultura d’Europa esiste un filo conduttore al femminile che continua in modo concreto e costruttivo. Quest’anno la Consulta Interassociativa Femminile di Milano in collaborazione con l’Associazione Armida, affronta le problematiche più scottanti che riguardano l’educazione , la crescita e il rispetto dei diritti fondamentali della bambina di oggi , che sarà la donna , la madre e la compagna di domani .

La Consulta Interassociativa Femminile di Milano è nata da un accordo interassociativo agli inizi degli anni sessanta quando varie Associazioni femminili, operanti nel territorio, si resero conto che molti dei problemi della comunità cittadina interessavano le donne ed era necessario unire le forze per essere più incisive. In un primo momento poche, poi sempre più numerose, oggi sono sedici le Associazioni e di servizio che la compongono.

Ogni Associazione è rappresentata in assemblea da due socie delegate. La Presidente è nominata dall’ Assemblea delle delegate delle varie associazioni e si avvale di un Consiglio direttivo.
Ciascuna associazione ha una sua storia, una sua finalità e suoi progetti, ma all’interno della Consulta ognuna ha una sua precisa e specifica ragion d’essere e trova il punto di incontro con tutte le altre per collaborare per il raggiungimento degli obiettivi.

La Consulta Interassociativa Femminile già dal 1963 svolge con costanza la sua attività di equipe, lavora e interagisce da anni con la Consulta regionale e provinciale, il Consiglio Regionale della Lombardia, con i vari Assessori ai servizi sociali e Associazioni , nonché con privati, uniti dagli stessi obiettivi.

Le tematiche, nel corso degli anni sono state molte e molte sono ancora di grande attualità: i servizi sociali, quelli per la casa e per la famiglia, il rapporto alla donna nel mondo del lavoro, le strutture socio-sanitarie di zona,i servizi sociali per la prima infanzia, i problemi degli anziani , gli ospedali diurni, i consultori per gli anziani, i consultori post matrimoniali, i problemi dei ragazzi nella città,la crisi della famiglia, le difficoltà dei padri separati.

LAURA CARADONNA - Presidente

FIN DA BAMBINA - PALAZZO DELLA REGIONE

Quest’anno in occasione della giornata della bambina la Consulta Interassociativa Femminile di Milano in collaborazione con l’Assessorato Regione Lombardia al Reddito di Autonomia e Inclusione Sociale , affronta le problematiche più scottanti che riguardano l’educazione, la crescita e il rispetto dei diritti fondamentali della bambina.

La Consulta Interassociativa Femminile di Milano è nata da un accordo interassociativo agli inizi degli anni sessanta quando varie Associazioni femminili, operanti nel territorio, si resero conto che molti dei problemi della comunità cittadina interessavano le donne ed era necessario unire le forze per essere più incisive. In un primo momento poche, poi sempre più numerose, oggi sono sedici le Associazioni e di servizio che la compongono.
Ogni Associazione è rappresentata in assemblea da due socie delegate. La Presidente è nominata dall’ Assemblea delle delegate delle varie associazioni e si avvale di un Consiglio direttivo.
Ogni Associazione ha una sua storia, una sua finalità e suoi progetti, ma all’interno della Consulta ognuna ha una sua precisa e specifica ragion d’essere e trova il punto di incontro con tutte le altre per collaborare per il raggiungimento degli obiettivi.
Tutte insieme per affrontare e risolvere i problemi della vita cittadina con azioni condivise. La Consulta Interassociativa Femminile già dal 1963 ha svolto con costanza la sua attività di equipe. Incontri formali, indagini per raccogliere dati sui servizi esistenti o mancanti e, servendosi anche dell’aiuto di esperti, ricerca delle possibili soluzioni da prendere in esame
in collaborazione con le istituzioni del territorio.
Infatti, la Consulta, nel contesto sociale, si fa tramite delle necessità espresse dalla comunità cittadina, sempre disponibile a collaborare con altre richieste o proposte da attivare per migliorare la qualità di vita dei cittadini. Le pubblicazioni informative sono state diffuse presso i Consigli di Zona, i Consultori, le scuole superiori e le Università che le hanno richieste.
La Consulta Interassociativa Femminile di Milano lavora e interagisce da anni con la Consulta regionale e provinciale, il Consiglio Regionale della Lombardia, con i vari Assessori ai servizi sociali e Associazioni , nonché con privati, uniti dagli stessi obiettivi.
Le tematiche, nel corso degli anni sono state molte e molte sono ancora di grande attualità: i servizi sociali, quelli per la casa e per la famiglia, il rapporto alla donna nel mondo del lavoro, le strutture socio-sanitarie di zona,i servizi sociali per la prima infanzia, i problemi degli anziani , gli ospedali diurni, i consultori per gli anziani, i consultori post matrimoniali, i problemi dei ragazzi nella città,
la crisi della famiglia, le difficoltà dei padri separati.
Un lavoro costante, concreto, efficace, di moltissime donne alle quali dobbiamo dire grazie per tutte le conquiste ottenute negli anni.
LAURA CARADONNA
Presidente

FESTIVAL DEL NUOVO RINASCIMENTO

Arte, Scienza, Cultura, Economia L’Umanesimo Riparte dall’Italia


DONNE COME - LEI 

Ricordo di Dina Eroli
Milano, 27 ottobre 2015 
Ore: 16:45-19:00